Europa e sfide future
Negli ultimi anni ho iniziato a guardare l’Europa con una preoccupazione crescente. Prima pensavo soprattutto al piano militare: per decenni ci siamo abituati alla protezione americana, quasi come se la sicurezza fosse un servizio garantito da altri. Dall’Ucraina al Medio Oriente, fino alle tensioni con l’Iran, mi sembra sempre più evidente che questo lungo sonno europeo — durato quasi ottant’anni — ci abbia tolto peso politico, autonomia strategica e capacità di incidere davvero sugli equilibri mondiali.
Ma oggi mi rendo conto che forse il problema militare non è nemmeno il più grave. La nuova frontiera del potere non è fatta solo di eserciti, portaerei e missili: è fatta di intelligenza artificiale, potenza di calcolo, dati, semiconduttori, cloud e infrastrutture digitali. E su questo terreno l’Europa appare ancora più fragile.
Non è che in Europa non esista nulla. Esistono aziende, competenze, ricerca, progetti pubblici e qualche tentativo importante, come Mistral. Però la sensazione è che manchi la scala. Manca un ecosistema paragonabile a quello americano o cinese. Manca la capacità di trasformare ricerca, capitali, energia, infrastrutture e mercato in una vera potenza tecnologica autonoma.
Il caso dei modelli di intelligenza artificiale americani limitati o bloccati per ragioni di sicurezza nazionale mi sembra un campanello d’allarme enorme. Ci ricorda una cosa semplice: se l’infrastruttura non è tua, se i modelli non sono tuoi, se il cloud non è tuo, allora la tua sovranità è condizionata dalle decisioni di qualcun altro.
Per anni abbiamo consegnato dati, comunicazioni, pubblicità, software e infrastrutture digitali a poche grandi aziende americane. Oggi scopriamo che non si trattava solo di comodità: si trattava di potere.
Ieri non avevamo un Google europeo, non avevamo un Instagram europeo, non avevamo un vero cloud europeo dominante. Già allora non era una mancanza banale. Ma oggi il salto è ancora più difficile, perché addestrare e far funzionare sistemi di intelligenza artificiale avanzati richiede capitali enormi, energia, chip, data center, talenti e una capacità industriale che non si improvvisa.
La domanda quindi è: come colmeremo questo divario? Possiamo davvero parlare di autonomia europea se dipendiamo dagli Stati Uniti per la difesa, dal cloud americano per i nostri dati, dai chip asiatici o americani per l’intelligenza artificiale e dalle piattaforme straniere per comunicare, vendere, informarci e lavorare?
Non sto dicendo che gli Stati Uniti siano “i cattivi” o che la Cina sia un modello da seguire. La democrazia resta per me un punto fermo. Ma non credo più che basti appartenere al blocco occidentale per sentirsi automaticamente al sicuro. Gli interessi americani sono, prima di tutto, interessi americani.
Il vero problema europeo non è l’assenza totale di capacità: è l’incapacità cronica di trasformare capacità sparse in potere geopolitico, industriale e tecnologico.
E se l’Europa non ricostruisce una propria capacità tecnologica, industriale e militare, continuerà a essere un grande mercato, ma non una vera potenza.
Analisi perfetta dei sintomi, Manuele, ma bisogna guardare all'infrastruttura che sta sotto: il fattore socio-economico e politico dei capitali. L'Europa non è "indietro" per una strana scelta o per mancanza di idee. È indietro perché i grandi fondi investono dove il sistema permette loro di scalare, e l'architettura finanziaria europea semplicemente non lo permette... L Europa è indietro perché i grandi "fondi" investono dove gli conviene di più. Non ci sono proprio i presupposti economici e gli investitori per rendere l Europa indipendente. Il 90% degli investimenti extra Europa sono tutti guidati da "fondi" di investimento e investitori. In Europa la situazione socio/economico/polica di capitali è completamente differente. Non esistono proprio queste possibilità. E va da sé, che se gli investitori e i soldi sono americani o cinesi.. e non europei.. finché non ci sarà un "entità" in Europa in grado di competere economicamente con le potenze usa e Cina, sarà impossibile per l Europa restare "allineata". È un problema di mercati, di frammentazione, di regolamentazioni e regole. Quindi, se proprio dobbiamo andare al "sodo" il vero problema è la burocrazia e le regolamentazioni all interno della comunità europea. Oltre al fatto che il nostro "mondo" fondalmente è una mera illusione. Se tu prendessi ogni marchio/marca presente sul mercato, di qualsiasi genere, e poi vai a controllare chi davvero c'è dietro "chi immette i soldi" ti accorgerai che alla fine dietro ogni fottutissima azienda di qualsiasi genere, ci sono solo 3 colossi bancari che praticamente gestiscono i fondi di tutto il mondo. I "Big Three" americani: i colossi dell'investimento passivo. A JP Morgan (che è la banca più grande del mondo) si affianca la vera "triade" che possiede il mondo: BlackRock, Vanguard e State Street. Insieme gestiscono oltre ventimila miliardi di dollari. Se prendi le prime 500 aziende americane (che dominano il mercato globale), in quasi l'80% di esse il maggiore azionista è uno di questi tre fondi. Sono loro che instradano il traffico finanziario dell'Occidente. i "petrodollari" veri e propri arrivano dal Medio Oriente (i giganteschi fondi sovrani di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar). A questi si uniscono i fondi mostruosi del Sud-Est Asiatico e Cina (come Temasek a Singapore). Questi stati operano letteralmente come dei super-fondi di investimento, iniettando liquidità infinita nel mercato tecnologico. Quindi, quello che manca all Europa è proprio questo.