Il regime forfettario e la paura di crescere
Lo dico da anni: fare impresa in Italia significa spesso scegliere se crescere o sopravvivere. Il sistema fiscale attuale è strutturato in modo da spingerti a restare piccolo, trasformando ogni passo avanti in un salto nel vuoto burocratico. Non serve assistenza, serve un sistema che non punisca chi ha il coraggio di produrre valore.
Il regime forfettario nasce con una logica sensata: permettere alle piccole attività di iniziare senza essere immediatamente travolte da imposte e adempimenti. Il problema è ciò che accade dopo. Tra il forfettario e il regime ordinario non è stato costruito un passaggio graduale, ma uno scalino.
Quando un’attività si avvicina al limite del forfettario, crescere non è più automaticamente una buona notizia. Bisogna chiedersi se il maggiore fatturato sarà sufficiente a compensare l’aumento delle imposte, degli adempimenti e dei costi di gestione. E il fatturato, soprattutto in un’attività commerciale, non è ciò che rimane in tasca: una parte consistente serve semplicemente a pagare merce, affitto, energia e tutto ciò che permette all’attività di esistere.
Il risultato è paradossale: un sistema nato per aiutare le piccole imprese finisce per incentivarle a rimanere piccole. Alzare la soglia servirebbe soltanto a spostare il problema un po’ più avanti. Abbassarla lo renderebbe ancora peggiore.
Quello che manca è un vero periodo di transizione, durante il quale imposte e adempimenti aumentino progressivamente e l’attività abbia il tempo di consolidare la propria crescita. Il forfettario dovrebbe essere una rampa di accesso all’impresa, non una stanza dalla quale diventa pericoloso uscire.
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